ANATOCISMO BANCARIO E CONSEGUENZE PRATICHE DEL RECENTE INTERVENTO DELLE SEZIONI UNITE

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ANATOCISMO BANCARIO E CONSEGUENZE PRATICHE DEL RECENTE INTERVENTO DELLE SEZIONI UNITE

di Paolo Bontempi, avvocato, professore a contratto bancario all’Università di Padova

Come ormai tutti sanno per il risalto (forse eccessivo rispetto ad un orientamento che si era già affermato da 5 anni) offertoci dai mass media, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza 4.11.2004, n. 210951, hanno autorevolmente confermato il più recente revirement delle Sezioni semplici in tema di anatocismo bancario. In termini sintetici, il nuovo ciclo della giurisprudenza di legittimità (ed in netta prevalenza anche di merito) sul problema dell’anatocismo bancario si è andato assestando sul principio della illegittimità della prassi di capitalizzare trimestralmente gli interessi passivi, prevista dalle norme uniformi bancarie inserite in dei moduli predisposti dalle banche per la conclusione di contratti di conto corrente di corrispondenza e di apertura di credito. Più precisamente la conclusione del ragionamento è la dichiarazione di nullità della clausola (uniforme) prevedente una forma di capitalizzazione trimestrale dei soli interessi passivi (cioè a debito del cliente). Tale nullità viene fatta derivare dalla violazione di un norma imperativa, rappresentata dall’art. 1283 c.c. che vieta la capitalizzazione degli interessi dovuti su un debito pecuniario ove essa sia prevista mediante una convenzione precedente la maturazione degli interessi stessi.

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