Decreto fallimenti ecco tutte le novità della legge di conversione.

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Decreto fallimenti ecco tutte le novità della legge di conversione.

Il D.L. n. 83/2015, in materia fallimentare, civile e di amministrazione della giustizia è stato definitivamente convertito in legge.

Il testo originario, durante l’iter parlamentare di approvazione, è stato modificato ed integrato con alcune importanti novità tra cui, restando in tema di fallimento, quelle riguardanti il concordato preventivo, la nomina del curatore fallimentare e la chiusura della procedura.

Numerose modifiche riguardano anche le procedure esecutive; non mancano le disposizioni in ambito fiscale. Arriva alla conversione in legge il D.L. 27 giugno 2015, n. 83, che detta una serie di misure in materia fallimentare, civile e processuale civile nonché di natura organizzativa.

Al provvedimento d’urgenza, originariamente composto da 24 articoli, suddivisi in cinque Titoli, il Parlamento ha apportato modifiche, introducendovi anche alcuni articoli aggiuntivi.

Tra le novità, restando in tema di fallimento, si segnalano quelle riguardanti il concordato preventivo, la nomina del curatore fallimentare, la chiusura della procedura. Un’ampia sezione del provvedimento è dedicata alle procedure esecutive in ambito civile che vengono completamente riviste. Infine, in sede di conversione, sono state confermate le novità fiscali in tema di deducibilità delle perdite su crediti.

Di seguito, si riporta una sintesi delle principali norme contenute nel decreto così come risultanti dalla legge di conversione.

(art. 1) Norme in materia di fallimento – Finanziamento e continuità aziendale 
Intervenendo sulla legge fallimentare si modifica l’art. 182-quinquies, in tema di finanziamento e di continuità aziendale nel concordato preventivo e negli accordi di ristrutturazione dei debiti. In particolare, la riforma:
– precisa che la richiesta di autorizzazione a contrarre finanziamenti prededucibili può essere avanzata dal debitore anche prima del deposito del piano relativo alle modalità, e ai tempi di adempimento della proposta di concordato preventivo e della relativa documentazione;
– consente al tribunale di autorizzare il debitore, fin dalla presentazione della domanda “prenotativa”, a contrarre limitati finanziamenti prededucibili a sostegno dell’attività aziendale, nel periodo necessario a presentare l’istanza di autorizzazione del vero e proprio finanziamento interinale, definendo il contenuto del ricorso (in particolare, il debitore dovrà specificare come l’assenza di finanziamento possa provocare danni irreparabili all’azienda) e le modalità di decisione del tribunale;
– estende anche alla cessione dei crediti la possibilità già prevista, per il tribunale, di concedere pegno o ipoteca a garanzia dei medesimi finanziamenti.
Decorrenza: Dall’entrata in vigore della legge di conversione
(art. 2) Norme in materia di fallimento – Concordato preventivo 
Si modificano le norme in materia di concordato preventivo, con l’inserimento, nella legge fallimentare, dell’art. 163-bis per prevedere che possano essere presentate offerte alternative (rispetto al piano di concordato) per l’acquisto dell’azienda o di un suo ramo o di specifici beni.
Sulle offerte concorrenti si esprimerà il tribunale, aprendo un procedimento competitivo delineato dalla riforma e finalizzato alla migliore soddisfazione dei creditori concordatari.
La disposizione, come modificata dalla legge di conversione, prevede che, a fronte dell’offerta per l’acquisto, si apra sempre un procedimento competitivo, anche quando il debitore abbia già stipulato un contratto che comunque abbia la finalità del trasferimento non immediato dell’azienda, del ramo di azienda o di specifici beni; il decreto del tribunale deve disporre la pubblicità sul portale delle vendite pubbliche e fissare l’aumento minimo del corrispettivo che le offerte devono prevedere.
Viene modificato anche l’art. 182 della legge fallimentare, concernente i provvedimenti in caso di cessione di beni a seguito di concordato, per imporre le nuove forme di pubblicità richieste dal decreto-legge.
Decorrenza: Dall’entrata in vigore della legge di conversione
(art. 3) Norme in materia di fallimento – Proposte di concordato alternative 
Con la modifica di alcuni articoli della legge fallimentare si vuole rendere possibile ai creditori la presentazione di proposte di concordato alternative a quella presentata dall’imprenditore all’assemblea dei creditori.
In particolare:
– si modifica l’art. 163 L.F. per consentire a uno o più creditori, che rappresentino almeno il 10% dei crediti, di presentare una proposta concorrente di concordato preventivo e il relativo piano;
– tale proposta non potrà essere ammessa se la proposta di concordato del debitore assicura comunque il pagamento, anche dilazionato, di almeno il 40% dei crediti chirografari.
In sede di conversione la disposizione è stata riformulata precisando che, nel caso di concordato con continuità aziendale, la proposta alternativa dei creditori non può essere ammessa se la proposta del debitore soddisfa almeno il 30% dei crediti chirografari.
Inoltre, si interviene sull’art. 165 L.F., il quale obbliga il commissario giudiziale a fornire ai creditori che ne fanno richiesta le informazioni utili per la presentazione di proposte concorrenti, sulla base delle scritture contabili e fiscali obbligatorie del debitore, nonché ogni altra informazione rilevante in suo possesso.
Le modifiche alla procedura, con i nuovi termini per depositare le proposte di concordato concorrenti, e le valutazioni comparative alle quali è chiamato il commissario giudiziale, riguardano l’art. 172 e l’art. 175 L.F., concernente la discussione della proposta di concordato. In particolare, si prevede che siano sottoposte alla votazione dei creditori tutte le proposte presentate dal debitore e dai creditori, seguendo, per queste ultime, l’ordine temporale del loro deposito.
Infine con la modifica dell’art. 177 L.F., sulla maggioranza per l’approvazione del concordato, si tiene conto dell’introduzione delle proposte concorrenti e si dispone che quando sono poste al voto più proposte di concordato, si considera approvata la proposta che ha conseguito la maggioranza più elevata dei crediti ammessi al voto; in caso di parità, prevale quella del debitore o, in caso di parità fra proposte di creditori, quella presentata per prima. Se non si raggiungono le maggioranze prescritte, il giudice rimette al voto la sola proposta che ha conseguito la maggioranza relativa; in ogni caso deve essere raggiunta la maggioranza per l’approvazione del concordato.
In sede di conversione del D.L. è stato precisato che i creditori possono fare pervenire, entro 20 giorni, il proprio voto (e non il proprio dissenso), in caso di rimessione al voto della sola proposta che ha raggiunto la maggioranza relativa dei crediti.
Ulteriori modifiche riguardano:
– l’art. 185 L.F., sulla esecuzione del concordato, obbligando il debitore a dare esecuzione al concordato omologato, anche quando presentato da uno o più creditori, pena l’intervento del commissario giudiziale o addirittura di un amministratore giudiziario;
– l’art. 181 L.F. con l’allungamento da 6 a 9 mesi del termine concesso per l’omologazione del concordato preventivo.
Decorrenza: Dall’entrata in vigore della legge di conversione
(art. 4) Norme in materia di fallimento – Proposta di concordato
La norma è stata completamente riscritta in sede di conversione. Nella versione definitiva, la disposizione, oltre a precisare i requisiti per la proposta di concordato preventivo e gli obblighi in capo al commissario giudiziale, disciplina anche le modalità di adesione alla proposta.
In particolare:
– la proposta di concordato deve soddisfare (se non si tratta di concordato con continuità aziendale) almeno il 20% dei crediti chirografari e deve indicare le specifiche utilità ricavabili da ciascun creditore;
– le comunicazioni al PM relative alla domanda di concordato sono integrate da tutta la relativa documentazione;
– all’apertura della procedura di concordato preventivo il tribunale ordina al ricorrente di consegnare entro 7 giorni al commissario giudiziale copia digitale delle scritture contabili;
– il commissario giudiziale deve comunicare al PM tutti i fatti rilevanti a fini di indagine penale e, nella relazione particolareggiata sulle cause del dissesto, deve illustrare le utilità che, in caso di fallimento, possono essere apportate alle azioni risarcitorie o revocatorie che potrebbero essere promosse nei confronti di terzi;
– la disposizione che prevede, a fronte del silenzio dei creditori sulla proposta di concordato, che essi siano da ritenere consenzienti ai fini del computo della maggioranza dei crediti è soppressa.
Decorrenza: Dall’entrata in vigore della legge di conversione
(articoli 5-7) Norme in materia di fallimento – Norme sul curatore fallimentare
– si estende dai 2 ai 5 anni anteriori alla dichiarazione di fallimento il periodo in cui vige l’incompatibilità alla nomina di chi ha concorso al dissesto dell’impresa;
– con una modifica introdotta in sede di conversione, è stato escluso che possa svolgere l’incarico di curatore colui che ha, in qualsiasi tempo, concorso a cagionare il dissesto, eliminando ogni riferimento temporale;
Decorrenza: Dall’entrata in vigore della legge di conversione
– il curatore deve essere nominato tenendo conto delle risultanze dei rapporti riepilogativi già presentati
– si istituisce presso il Ministero della Giustizia un registro nazionale dove confluiscono, oltre ai provvedimenti di nomina dei curatori fallimentari, anche quelli dei commissari e liquidatori giudiziali e sono annotate le sorti delle procedure concorsuali;
– si modifica l’art. 104-ter L.F:, relativo al programma di liquidazione dell’attivo, consentendo al curatore di appoggiarsi su società specializzate nella vendita e prevedendo termini procedurali più stringenti (programma di liquidazione entro 180 gg. dalla sentenza che dichiara il fallimento; liquidazione dell’attivo del fallimento entro 2 anni), il cui mancato rispetto può determinare la revoca del curatore;
Decorrenza: Dai fallimenti dichiarati dopo il 27 giugno 2015 (data di entrata in vigore del D.L. n. 83/2015) per: – art. 5, comma 1, lettere a) e b), primo e secondo capoverso; – art. 6.
– i beni oggetto di eventuali atti a titolo gratuito compiuti dal debitore nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento sono acquisiti al patrimonio del fallimento, con la trascrizione della sentenza di fallimento. Gli interessati potranno proporre reclamo;
– si modificano gli articoli 118 e 120 L.F. in materia di chiusura della procedura di fallimento prevedendo: la chiusura del fallimento a seguito di ripartizione dell’attivo anche quando vi siano giudizi pendenti; che le somme necessarie a coprire le spese di giudizio nonché quelle ricevute per effetto di provvedimenti non definitivi sono trattenute dal curatore; dopo la chiusura del fallimento le somme trattenute e quelle che residuano dagli accantonamenti sono ripartite tra i creditori; che eventuali sopravvenienze dell’attivo derivanti dalla conclusione dei giudizi pendenti non comportano la riapertura della procedura di fallimento; la tardiva ammissione all’esdebitazione del fallito quando, a seguito del riparto supplementare conseguente alla chiusura di un giudizio pendente, i creditori siano stati in parte soddisfatti; la permanenza in carica del curatore e del giudice delegato quando, nonostante la chiusura del fallimento, pendano giudizi inerenti i rapporti patrimoniali del fallito;
– si pone a carico dei magistrati l’obbligo di trattare con priorità le cause in cui è parte un fallimento o un concordato;
– il giudice non può liquidare acconti a favore del curatore se non dopo un riparto parziale, al fine di accelerare il soddisfacimento dei creditori.
(art. 8) Norme in materia di fallimento – Effetti dei contratti di esecuzione
Si modifica l’art. 169-bis L.F., relativo agli effetti dei contratti di esecuzione in cui è parte il debitore che ha chiesto il concordato preventivo. In particolare, la riforma prevede che:
– la richiesta di scioglimento dal contratto ancora ineseguito o non compiutamente eseguito possa essere avanzata anche successivamente alla presentazione del ricorso di ammissione al concordato;
– lo scioglimento sia autorizzato dal giudice delegato con decreto motivato, sentito l’altro contraente;
– lo scioglimento (o la sospensione) del contratto abbiano effetto dalla data di comunicazione all’altro contraente del decreto del giudice;
– il credito derivante da prestazioni eseguite dopo la presentazione della domanda di concordato sia prededucibile.
Infine, la disposizione estende anche al concordato preventivo i principi stabiliti per il fallimento in relazione allo scioglimento del contratto di leasing.
Decorrenza: Dalle istanze di scioglimento depositate dopo il 27 giugno 2015.
(art. 9) Norme in materia di fallimento – Estensione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti
Si introduce nella legge fallimentare l’art. 182-septies che integra – con specifico riferimento a banche ed intermediari finanziari – la disciplina dell’accordo di ristrutturazione dei debiti dettata dall’art. 182-bis. Sostanzialmente, si mira a togliere a banche che vantino crediti di modesta entità il potere di interdizione in relazione ad accordi di ristrutturazione che vedano l’adesione delle banche creditrici maggiormente esposte.
La nuova disposizione prevede che l’accordo di ristrutturazione del debito possa essere concluso se vi aderiscono creditori finanziari che rappresentano il 75% del credito della categoria, fermo restando l’integrale pagamento dei creditori non finanziari.
Il debitore può chiedere l’estensione dell’accordo alle banche (e intermediari finanziari) non aderenti, aventi posizione giuridica e interessi economici omogenei a quelli degli aderenti, quando tali operatori finanziari siano stati messi in condizione di partecipare alle trattative e compiutamente informati dei termini dell’accordo di ristrutturazione.
Questi possono aderire oppure ricorrere al tribunale cui spetta l’omologazione dell’accordo.
Il tribunale, verificate positivamente le condizioni sopraindicate e ritenuto che le banche e gli intermediari finanziari ai quali si chiede l’estensione dell’accordo possano risultare soddisfatti nei loro crediti “in misura non inferiore rispetto alle alternative concretamente praticabili”, procede all’omologazione dell’accordo di ristrutturazione del debito.
Analoga disciplina degli effetti sulle banche non aderenti si applica in relazione alle convenzioni che possono essere raggiunte su una eventuale moratoria temporanea dei crediti verso una o più banche aderenti all’accordo (rimane ferma la necessità del raggiungimento del citato 75%).
Decorrenza: Dall’entrata in vigore della legge di conversione
(articoli 10-11) Norme in materia di fallimento – Altri interventi in materia di fallimento
– si interviene sull’art. 236 L.F. per estendere la disciplina penale ivi prevista (per i soli concordato preventivo e amministrazione controllata) alle ipotesi di illecito riferite ai nuovi istituti di ristrutturazione del credito con intermediari finanziari e convenzione di moratoria introdotti dall’art. 9 del D.L.;
– si modifica l’art. 107 L.F., stabilendo che le vendite e gli altri atti di liquidazione posti in essere in esecuzione del programma di liquidazione, effettuati dal curatore del fallimento tramite procedure competitive possano prevedere che il versamento del prezzo possa essere rateizzato.
Decorrenza: Dall’entrata in vigore della legge di conversione
(art. 12) Norme in materia di procedura civile – Forma semplificata di tutela esecutiva
In materia di procedura civile si introduce l’art. 2929-bis c.c.,finalizzato a prevedere una forma semplificata di tutela esecutiva del creditore pregiudicato da atti dispositivi del debitore, compiuti a titolo non oneroso. In particolare, il titolare di un credito sorto prima dell’atto pregiudizievole, munito di titolo esecutivo (atto di pignoramento), procede ad esecuzione forzata sul bene anche in assenza di una sentenza definitiva di revocatoria che abbia dichiarato l’inefficacia di tale atto.
Tale azione esecutiva sarà possibile in presenza di due condizioni: che con l’atto pregiudizievole il debitore abbia costituito un vincolo di indisponibilità o ceduto a titolo gratuito un bene immobile o un bene mobile registrato; che il creditore abbia trascritto il pignoramento entro un anno dalla data di trascrizione dell’atto pregiudizievole. Sia il debitore che il terzo proprietario potranno proporre opposizione all’azione esecutiva sia ove contestino i presupposti alla base dell’azione di cui all’art. 2929-bis, sia quando rivendichino la buona fede ovvero la mancata conoscenza del pregiudizio che l’atto di disposizione del bene arrecava al creditore.
Decorrenza: Dall’entrata in vigore della legge di conversione
(art. 13) Norme in materia di procedura civile – Modifiche alla disciplina dell’esecuzione forzata.
Sono numerose le modifiche alla disciplina dell’esecuzione forzata contenuta nel Codice di procedura civile:
– il precetto deve contenere anche un avvertimento al debitore sulla possibilità di avvalersi degli accordi di composizione della crisi previsti dalla legge n. 3/2012 sulla composizione delle crisi da sovraindebitamento;
– la pubblicità degli avvisi nell’ambito delle procedure di espropriazione forzata, oggi affidata all’albo dell’ufficio giudiziario davanti al quale si svolge il procedimento, è sostituita dalla pubblicazione sul sito internet del Ministero della giustizia, in un’area pubblica denominata “portale delle vendite pubbliche”;
– parallelamente, la pubblicazione dell’avviso sui quotidiani non è più obbligatoria, ma rimessa alla valutazione del giudice, su istanza dei creditori. Con una modifica introdotta in sede di conversione si consente al giudice di disporre la pubblicazione sui quotidiani anche in assenza dell’istanza di parte. La mancata pubblicità sul portale determina l’estinzione della procedura esecutiva;
– ogni 6 mesi il giudice provvede a distribuire ai creditori le somme recuperate;
– in caso di conversione del pignoramento, tanto in relazione ai beni immobili quanto ai beni mobili, le cose pignorate siano liberate con il versamento dell’intera somma;
– il pignoramento perde efficacia quando dal suo compimento sono trascorsi 45 giorni senza che sia stata chiesta l’assegnazione o la vendita;
– nell’ambito della procedura di esecuzione mobiliare presso il debitore è previsto per l’assegnazione e la vendita dei beni l’utilizzo del portale delle vendite pubbliche ed è consentita la rateizzazione quando il valore dei beni pignorati supera 20.000 euro;
– la vendita dei beni mobili a mezzo di commissionario diviene la regola, imponendo al giudice di procedere in tal senso quando la vendita possa essere effettuata senza incanto;
– lo stesso giudice dovrà fissare il numero complessivo degli esperimenti di vendita e individuare i criteri per determinare i ribassi. L’alternativa è la vendita all’incanto;
– nell’ambito della procedura di espropriazione presso terzi, si afferma l’impignorabilità delle somme dovute a titolo di pensione, nella misura corrispondente all’importo dell’assegno sociale aumentato della metà;
– in caso di accredito su c/c di qualsiasi somma riconducibile a rapporto di lavoro o trattamento di quiescenza, le somme sono impignorabili nella misura corrispondete al triplo dell’assegno sociale, se l’accredito è anteriore al pignoramento. Se l’accredito è successivo al pignoramento, valgono le regole ordinarie;
– il pignoramento eseguito in violazione di legge è inefficace, o parzialmente inefficace, e il vizio è rilevabile d’ufficio dal giudice;
– nell’espropriazione immobiliare, i tempi concessi per gli adempimenti del creditore relativi all’istanza di vendita sono accorciati;
– si riscrive la disposizione sulla determinazione del valore dell’immobile, che dovrà essere ricondotto dal giudice a valori di mercato (in luogo dei più bassi valori catastali);
– quanto all’autorizzazione della vendita, si accelerano le procedure e si rimette al giudice nell’ordinanza di vendita l’indicazione del prezzo e del termine entro il quale dovrà essere versato, consentendogli di autorizzare il pagamento rateale;
– nella vendita senza incanto, la riforma prevede che siano respinte le offerte inferiori di oltre un quarto al prezzo stabilito (che, peraltro, viene contestualmente riportato ai valori di mercato e dunque presumibilmente alzato);
– l’offerta dovrà essere accolta se pari o superiore al valore dell’immobile determinato ai sensi dell’art. 568. Se invece l’offerta è inferiore al valore fissato, ma in misura non superiore a un quarto, il giudice può procedere alla vendita se ritiene che non vi sia modo di conseguire un prezzo più alto; se vi sono invece più offerte, è consentita la vendita a favore del miglior offerente solo se il giudice ritiene che con una nuova vendita non sia possibile conseguire un prezzo più alto;
– si modificano gli articoli 588, 589 e 590 del codice di procedura con la finalità di coordinamento.
Decorrenza: Dall’entrata in vigore della legge di conversione
(art. 14) Norme in materia di procedura civile – Pubblicazione sul portale delle vendite pubbliche
Si inserisce l’art. 161-quater, che detta la disciplina di dettaglio delle modalità di pubblicazione sul portale delle vendite pubbliche (la pubblicazione è di regola effettuata da un professionista delegato in conformità di specifiche tecniche da adottare con decreto del responsabile dei sistemi informativi automatizzati del Ministero della giustizia; la segnalazione degli avvisi di vendita sul portale vanno inviati mediante PEC a chi ne ha fatto richiesta e si è registrato; il portale archivia e gestisce i dati sulle vendite).
Decorrenza: Dall’entrata in vigore della legge di conversione
Invece, con l’inserimento dell’art. 169-sexies si istituisce presso ogni tribunale un elenco dei soggetti specializzati per la custodia e la vendita dei beni mobili pignorati.
Infine con una modifica (introdotta in sede di conversione) all’art. 155-quater delle disposizioni di attuazione, si permette agli ufficiali giudiziari di accedere alle banche dati delle pubbliche amministrazioni ai fini della ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare (in via transitoria l’accesso è consentito, previa stipulazione, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, di una convenzione finalizzata alla fruibilità informatica dei dati).
(art. 15) Norme in materia di procedura civile – Contributo di 100 euro
Si interviene sul Testo Unico delle spese di giustizia (D.P.R. n. 115/2002) per fissare in 100 euro il contributo che, nell’ambito della procedura di esecuzione forzata, deve pagare il creditore procedente per dare idonea pubblicità alla vendita di un bene immobile o mobile registrato.
Decorrenza: Dall’entrata in vigore della legge di conversione
(art. 16) Norme fiscali – Svalutazioni e perdite su crediti
Si modifica la disciplina fiscale delle svalutazioni e delle perdite su crediti degli enti creditizi e finanziari e delle imprese di assicurazione ai fini delle imposte dirette, in particolare consentendone la deducibilità in un unico esercizio (rispetto ai precedenti 5 anni) e apportando una specifica disciplina transitoria ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP.
Decorrenza: Dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2015
(art. 17) Norme fiscali – Deferred Tax Assets
Viene bloccata parzialmente l’applicazione delle disposizioni sui Deferred Tax Assets – DTA, che consentono di qualificare come crediti d’imposta le attività per imposte anticipate iscritte in bilancio.
In particolare, si prevede che esse non trovino applicazione per le attività per imposte anticipate, relative al valore dell’avviamento e delle altre attività immateriali, iscritte per la prima volta a partire dai bilanci relativi all’esercizio in corso al 27 giugno 2015 (data di entrata in vigore del provvedimento in esame).
Decorrenza: Dai bilanci relativi all’esercizio in corso al 27 giugno 2015
In sostanza, l’applicazione delle norme in tema di trasformazione di DTA in crediti d’imposta viene bloccata per gli enti diversi da quelli creditizi e finanziari, i quali possono avvantaggiarsi di tale disciplina solo per le attività relative al valore dell’avviamento e delle altre attività immateriali, come chiarito dall’Agenzia delle entrate. Le altre ipotesi di trasformazione in crediti di imposta delle DTA continuano invece a trovare applicazione secondo le regole ordinarie.
(articoli 18-21-octies) Norme in materia di giustizia
Gli articoli da 18 a 21-octies contengono una pluralità di disposizioni – alcune delle quali aggiunte nel corso dell’esame presso l’altro ramo del Parlamento – in materia di giustizia. Tra le più significative, si segnalano quelle sulla c.d. giustizia digitale.
In particolare, l’art. 19 interviene sul processo civile telematico, modificando le disposizioni contenute nel D.L. n. 179/2012 (articoli 16-18) e così prevedendo: che nei giudizi civili di ogni natura e grado gli atti introduttivi possano essere depositati telematicamente; specifiche modalità per attestare la conformità all’originale della copia informatica di un atto analogico; nuovi stanziamenti per gli interventi di completamento del processo civile telematico.
In sede di conversione è stato integrato il contenuto dell’art. 16-bis, D.L. n. 179/2012 prevedendo: che anche i dipendenti delle pubbliche amministrazioni autorizzati a stare in giudizio possano depositare gli atti con modalità telematiche; disposizioni ulteriori sull’attestazione della conformità delle copie agli originali, sui contenuti dei rapporti riepilogativi nelle procedure concorsuali; che gli atti depositati con modalità telematiche debbano essere redatti in maniera sintetica; che spetti al Ministro della giustizia regolamentare le modalità di acquisizione degli atti depositati telematicamente sia in forma cartacea che su supporto digitale.
L’art. 20 posticipa invece ad anno nuovo l’entrata in vigore del c.d. processo amministrativo telematico, originariamente prevista per lo scorso 1° luglio.
Inoltre, in sede di conversione del D.L., sono stati introdotti:
– l’art. 21-bis, che introduce incentivi fiscali alle parti che si sono avvalse nel 2015 delle procedure di negoziazione assistita e di arbitrato delineate dal D.L. n. 132/2014. In particolare, in caso di successo del ricorso a tali modalità alternative di risoluzione delle controversie, la parte ha diritto per il 2016 a una detrazione d’imposta commisurata al compenso versato all’avvocato o all’arbitro, fino a 250 euro (con un limite di spesa di 5 milioni di euro); la disposizione definisce le modalità per usufruire della detrazione;
– l’art. 21-ter, che interviene sul tema dei c.d. tirocinanti della giustizia, consentendo l’individuazione di soggetti che, avendo concluso il tirocinio, possano far parte per ulteriori 12 mesi dell’ufficio del processo. La disposizione delinea i criteri e le modalità per procedere alla selezione di questo personale e fissa in 400 euro mensili l’importo massimo della borsa di studio che potrà essere assegnata. Lo svolgimento positivo di questa ulteriore attività formativa non solo costituirà titolo di preferenza nei concorsi nella P.A. (preferenza che dovrà essere accordata anche ai tirocinanti che non accedano all’ufficio per il processo), ma dovrà essere valorizzato nelle procedure concorsuali indette dall’amministrazione della giustizia;
– l’art. 21-septies, che ha modificato l’art. 8, legge n. 3/2012 sulla composizione delle crisi da sovraindebitamento per consentire anche ai consorzi fidi e agli intermediari finanziari di prestare le garanzie richieste in sede di presentazione della proposta di accordo o di piano del consumatore. Le associazioni antiracket e antiusura – purché iscritte nell’albo tenuto dal Ministero dell’Interno, possono destinare contributi per agevolare il recupero dal sovraindebitamento, il cui rimborso potrà essere regolato nella proposta di accordo o di piano.
Decorrenza: Dalla data di entrata in vigore della legge di conversione

Fonte: IPSOA

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