Pagamenti digitali colmare il gap con l’europa per far ripartire il paese

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In Italia l’incidenza dei pagamenti elettronici si attesta al 15%, mentre è al 22% nell’area Euro, con punte del 31% per i grandi d’Europa. Bisogna muoversi per non rimanere stritolati dall’arrivo di Facebook, Google, Apple e Amazon.
17/11/2014
La necessità della diffusione della cultura dei pagamenti digitali in Italia, della creazione di una governance attiva e l’importanza del saper fissare standard chiari a cui fare riferimento a livello nazionale, sono alcune delle priorità in tema di pagamenti elettronici nel nostro Paese. A dirlo è Maurizio Pimpinella, Direttore del C.Ri.N.T.eP, che, in occasione dell’evento “Sistema Italia Pagamenti Elettronici – opportunità per il Sistema Paese”, ha sottolineato come lo scarso utilizzo della moneta elettronica non sia da ricondursi a preoccupazioni ingiustificate, in quanto il consumatore italiano gode delle stesse regole esistenti nelle altre Nazioni.
“Per questa ragione – ha affermato il Dott. Pimpinella – si rende sempre più necessaria la promozione di una campagna di informazione pubblica nelle scuole, nelle Università e per i cittadini tutti, per diffondere la cultura della moneta elettronica nel nostro Paese, che nel contesto Europeo si caratterizza ancora per l’elevata propensione all’utilizzo del contante. Non c’è più tempo per parlare, ora si rende necessario agire per innovare, fare qualcosa che dia una svolta a questo Paese. Quella verso il digitale deve essere una vera e propria rivoluzione antropologica da cui potranno trarre vantaggi sia il singolo che la collettività. Se non faremo qualcosa, il mercato italiano sarà presto dominato dai grandi operatori stranieri, perché la continua crescita dei pagamenti digitali ha attirato sul territorio italiano ormai colossi come Facebook, Google, Apple, Amazon e recentemente anche Twitter. In gioco c’è circa un terzo dei ricavi nei servizi di pagamento per gli attori italiani, senza contare che queste aziende, avendo sedi all’estero, contribuirebbero poco e nulla al fisco nazionale. Questi soggetti, infatti, non solo potranno permettersi di ridurre i costi rispetto ai competitors, ma essendo anche estremamente conosciuti, godranno della completa fiducia degli utenti. Devono infatti esistere spazi (fisici o virtuali) e momenti nei quali gli attori chiave possano convergere con il giusto livello di conoscenza dei problemi e una consapevolezza condivisa delle priorità, e in cui siano presentate alcune soluzioni accettabili”.
Della stessa idea è Salvatore Borgese, Payment Services Director ICBPI: “Siamo convinti che un sistema dei pagamenti evoluto possa contribuire a riattivare il meccanismo di crescita economica del Sistema Paese. In Italia, l’incidenza dei pagamenti elettronici si attesta al 15%, mentre è al 22% nell’area Euro, con punte del 31% per i grandi d’Europa: occorre pertanto colmare presto questo gap”.
E i vantaggi sarebbero conseguenti: “il mix di innovazione di processo legato ad una user experience semplificata ed alla digitalizzazione dei sistemi di pagamento, diventa la chiave di volta per aiutare
le aziende italiane ad incrementare la propria produttività, liberandole dai carichi onerosi dovuti a polverosi processi articolati e permettendo alle risorse di concentrarsi solo sul business, senza contare il saving dai costi indiretti generati dall’utilizzo del denaro contante e processi non automatizzati, oltre alla facilitazione d’accesso alle agevolazioni fiscali” ha dichiarato Enrico Simonelli – ICT & Operations Manager Edenred Italia Fin.

FONTE : BITMAT

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